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Il complesso architettonico monumentale di Villa Gavazzi racchiude, in un'area di circa 30.000 mq., il grande edificio della filanda, posto a monte, i corpi di fabbrica lungo la via Rocca, l'antica corte della casa Bonacina ( primo nucleo della villa), la grande corte padronale, la cappella di San Gaetano, il corpo rustico dietro quest'ultima ed il grande giardino romantico

L'attuale complesso della villa Gavazzi è il risultato di più interventi succedutisi dal Seicento all'Ottocento. La parte più antica è costituita da un portico oggi su due lati che faceva parte della residenza dei Bonacina, ricchi commercianti di cuoio, che compaiono a Valmadrera nel Cinquecento. Verso la fina del Seicento, l'ultima figlia Bonacina, Maddalena, sposa il marchese milanese Giacinto Orrigoni portandogli in eredità la casa. Alla famiglia Orrigoni si deve l'ampliamento del palazzo, avvenuta nel Settecento, mediante la costruzione del grande corpo ad U, originariamente in forme barocche, adiacente all'antico e aperto sulla corte centrale.

Nel 1817 i fratelli Gavazzi, per assicurarsi una residenza consona alla nuova posizione sociale, acquistarono l'intero complesso dalla contessa Teresa Casati, moglie del patriota Federico Confalonieri, la quale l'aveva ereditato dalla madre, Maria Orrigoni.
Tra il 1817 ed il 1820 l'architetto lecchese Giuseppe Bovara venne incaricato di ampi lavori di ristrutturazione della villa.
Al piano terreno, modificando le originarie forme barocche, Bovara diede sagoma rettilinea alla facciate e aprì un patrio per dare accesso, sul lato occidentale, ai magazzini per la seta; dall'altro lato dell'atrio vennero collocate le cucine e gli ambienti di servizio.
Sempre al Bovara si deve l'apertura dell'attuale viale di accesso alla villa, che crea un forte effetto prospettico prima mancante.

Nel 1834 venne ricostruita anche la cappella di S. Gaetano, adiacente alla villa, nello stesso luogo in cui nel 1676 Maddalena Bonacina Orrigoni aveva fatto costruire un oratorio di pianta ottagonale; la cappella è ora un edificio neoclassico di forma rotonda con cupola a lanterna, la cui porta d'ingresso è preceduta da un protiro ionico.

Tra il 1820 ed il 1840 per volontà di Giuseppe Antonio Gavazzi e dei suoi fratelli Egidio ed Antonio venne realizzato intorno alla villa un parco, che costituisce uno tra i più notevoli esempi di giardino romantico nel Lecchese.
Tra i documenti della famiglia Gavazzi non è rimasta traccia del nome dell'architetto che l'ha progettato e costruito anche se la tradizione familiare lo individua nell'architetto Giuseppe Balzaretto.

Al parco si accede dal portico a sinistra della corte padronale, oltre il quale si apre una grande radura a prato, circondata da alberi secolari (ippocastani, tigli, liriodendri …) Dal sentiero intorno al prato, che, dopo un'ampia curva, riporta verso la villa, si stacca un piccolo sentiero che entra nel bosco e sale verso la parte alta del giardino: percorrendolo si ha l'impressione di camminare lungo un sentiero in un grande bosco secolare che scende dalla montagna.
Il sentiero riprende poi a scendere riportando verso la zona bassa del giardino, costeggiando il piccolo ed elegante edificio in legno e vetro che anticamente costituiva il giardino d'inverno della villa.

Il parco, di proprietà privata, non è visitabile; tuttavia, in occasione di particolari iniziative realizzate dall’Amministrazione comunale con la collaborazione della famiglia Gavazzi, è stato aperto al pubblico che ha potuto così ammirare uno dei gioielli nascosti di Valmadrera.